CONTRATTI A TERMINE, NUOVE MODIFICHE ANCHE PER GLI ACAUSALI

 

L'articolo 7 del Decreto legge n. 76/2013 introduce alcune rilevanti modifiche in materia di contratti a tempo determinato, intervenendo sul D.lgs. n. 368/2001, già modificato dalla Riforma Fornero.
 
Di seguito le principali novità di interesse immediato per i datori di lavoro.
 
Il comma 2 bis dell'art. 4 del d.lgs. n. 368/2001, come modificato dalla riforma Fornero, è abrogato: di conseguenza, è ora possibile prorogare il contratto a tempo determinato acausale.
 
Tuttavia, la modifica normativa non specifica se per la proroga del contratto a tempo determinato acasuale si debbano o meno rispettare le regole previste dall’art. 4 del d.lgs. n. 368/2001 per i contratti a termine “ordinari”, e cioè la sussistenza di ragioni oggettive ed il fatto che la proroga si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.
 
Si chiarisce che anche il contratto a termine acausale può continuare per 30 (se di durata inferiore a 6 mesi) o 50 giorni (negli altri casi) oltre la scadenza, senza che ciò comporti la trasformazione a tempo indeterminato del contratto stesso.
Si ricorda che, in tali casi, il comma 1 dell’art. 5 del d.lgs. n. 368/2001 prevede una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20% fino al 10° giorno, e del 40% per ciascun giorno ulteriore al 10°.
Inoltre, viene meno l'obbligo per il datore di lavoro di comunicare al centro per l'impiego la prosecuzione di fatto del rapporto di lavoro oltre il termine pattuito, con l’abrogazione del comma 2 bis dell'art. 5 del d.lgs. n. 368/2001, introdotto dalla riforma Fornero.
 
Tornano ad essere 10 (in caso di contratto di durata fino a 6 mesi ) e 20 (in caso di contratto di durata superiore a 6 mesi) i giorni di intervallo tra un contratto e l’altro, in occasione di riassunzione a tempo determinato. L’intervallo, inoltre, non è necessario per le attività stagionali e per tutte le altre ipotesi previste dai contratti collettivi nazionali o aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
 
Si specifica che ai contratti a termine stipulati con personale iscritto nelle liste di mobilità ai sensi dell'art. 8, comma 2, della legge n. 223/1991, non si applica la disciplina del d.lgs. n. 368/2001. È quindi possibile instaurare un rapporto a termine con un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità senza l’obbligo di indicare alcuna motivazione. La giustificazione nell’apposizione del termine, in questi casi, è da rinvenirsi nella condizione soggettiva del lavoratore.
 
Si prevede infine che i limiti quantitativi di utilizzazione dell'istituto del contratto a tempo determinato introdotti dai CCNL, previsti all’art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 368/2001, (normalmente previsti in percentuale sul numero dei lavoratori occupati) si applichino anche ai contratti acausali