RIFORMA FORNERO, IL DATORE DI LAVORO PUO' AVVALERSI DEL RITO SOMMARIO?
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 3838 del 3 febbraio 2014, depositata lo scorso 18 febbraio, ha rinviato alle Sezioni Unite la decisione in merito alla possibilità, per il datore di lavoro, difar ricorso al rito sommario introdotto dalla Riforma Fornero per l’accertamento della legittimità o meno del licenziamento irrogato al proprio dipendente.
 
Il rinvio trae origine dalla ben nota vicenda del naufragio della Costa Concordia, e dal conseguente licenziamento irrogato dalla Costa Crociere al comandante Schettino. La Costa Crociere, dopo il licenziamento, aveva promosso un’azione per ottenerne l’accertamento della legittimità, in base al rito sommario introdotto dalla riforma Fornero. La difesa di Schettino aveva contestato tale scelta, eccependo l’impossibilità, per il datore di lavoro, di far ricorso al rito sommario, non rientrando la domanda di accertamento della legittimità del licenziamento da parte del datore di lavoro tra le ipotesi di impugnativa del licenziamento (per le quali il rito è espressamente previsto).
 
Secondo quanto precisato dalla Corte con l’ordinanza di rinvio, se è vero che esiste un orientamento che, prima del 2012, ha sempre ammesso l’azione preventiva del datore di lavoro ogni volta che ricorra una situazione di incertezza relativa a diritti o rapporti giuridici, è altrettanto vero che la riforma Fornero riserva il procedimento sommario alle impugnative del licenziamento (cosa diversa dalle domande di accertamento della legittimità dello stesso). Lo stesso interesse ad agire in mero accertamento, secondo la Corte, potrebbe risultare dubbio, dal momento che se il datore di lavoro non propone la domanda entro 180 giorni si crea una fattispecie secondaria idonea a produrre gli stessi effetti di un licenziamento valido ed efficace. L’azione del datore di lavoro impedirebbe il perfezionarsi di tale fattispecie, facendo apparire poco giustificabile una domanda “in prevenzione”.