Addetti Coopservice pagati 3 euro l’ora: «Paghe indegne»

REGGIO EMILIA

Lavorano quaranta ore alla settimana come custodi e addetti al servizio di bibliografia e informatica a Palazzo Paleotti, nella sala studio multimediale diventata un vanto dell’ateneo di Bologna. Alcuni con dieci anni di servizio alle spalle ma con una paga oraria crollata improvvisamente a tre euro e venti netti tra ottobre e novembre del 2013, quando è subentrata nell’appalto la Coopservice di Reggio. Il salario per i neo assunti è sceso addirittura a due euro e ottanta l’ora. Tra quelli più “fortunati”, che riescono ad arrotondare facendo servizio serale e domenicale, la busta paga è scesa da 1.258 euro a 732 euro a parità di ore lavorate. Gli altri galleggiano attorno ai 500 euro al mese.

«Un paga indegna» secondo i sindacati di base, che puntano il dito contro il gruppo reggiano leader nei settori delle pulizie, della vigilanza privata e dei sistemi di sicurezza, in grado di realizzare nel 2012 ricavi per 609 milioni di euro occupando oltre 15.000 persone e mettendo in cassaforte un patrimonio netto di 157 milioni di euro.

Il caso è scoppiato a fine ottobre, quando la Team Service ha ceduto l’appalto alla Coopservice, che ha preso in carico i tredici lavoratori in questione applicando però il contratto dei servizi fiduciari, alquanto peggiorativo sotto il profilo salariale rispetto al contratto della vigilanza applicato prima. Una scelta del tutto legittima, visto che si tratta di un contratto nazionale sottoscritto dalle categorie della Cgil e della Cisl, contro le quali si scaglia ora il Cub, sindacato di base che ha indetto uno sciopero il 27 marzo per tutelare i lavoratori di Bologna, protagonisti due giorni fa di un blitz nel Rettorato di via Zamboni, dove sono stati accolti e ascoltati dai vertici dell’Ateneo. «Queste persone hanno mantenuto le stesse postazioni e svolgendo le stesse mansioni - racconta Antonella Zago del Cub - È cambiato solo il datore di lavoro. Un passaggio d’appalto avvenuto alla presenza di Cgil e Cisl che ha portato a tagli di stipendi di centinaia di euro al mese. Coopservice viene pagata dall’Ateneo di Bologna 14,90 euro l’ora Iva esclusa. Dai nostri calcoli la coop si tiene quindi in tasca almeno il 40% dei soldi tra spese e utile contro il 18% di altre coop. È davvero troppo, non c’è decenza in una paga simile per chi lavora a tempo pieno». La vicenda si trascina ormai da mesi: per fare chiarezza è stato istituito un tavolo in Prefettura. Per quattro dei tredici dipendenti è stato già proposto l’aumento di un euro all’ora. L’Ateneo, invece, è pronto a rivedere gli appalti. «Il problema - spiega Zago - è che ci sono altri 50 dipendenti Coopservice con il contratto in scadenza e che non devono fare la stessa fine».

LA REPLICA. Coopservice ha applicato il contratto nazionale e le tabelle salariali accordate da Cgil e Cisl con l’opposizione dei sindacati di base. Vista con gli occhi dei lavoratori bolognesi - tra i primi a saggiare l’efficacia delle nuove regole - si tratta però di un contratto capestro. «Non metto in discussione quanto stavano guadagnando prima i lavoratori - mette in chiaro Salvatore Fiorentino, direttore del comparto vigilanza e sicurezza di Coopservice - Noi siamo subentrati nell’appalto e abbiamo applicato il contratto nazionale sottoscritto con le sigle più rappresentative. Non metto nemmeno in dubbio che i dipendenti facciano fatica. Affermo però che quanto applicato da Coopservice è assolutamente legittimo».

Al di là delle regole, non vi sembra che si tratti di una paga da fame per una coop? «Non entro nel merito del salario, non mi occupo io di contratti. Quello che posso dire è che noi fin da subito abbiamo riconosciuto a quei lavoratori, pur non essendo obbligati a farlo, tutti gli scatti di anzianità maturati con la società di provenienza. Abbiamo riconosciuto loro anche uno scatto di livello più alto previsto all'ingresso che avrebbero maturato dopo 24 mesi di attività. Poi sono iniziate le trattive sindacali perché secondo i lavoratori andava riconosciuta una retribuzione diversa».

Lei parla di rialzi ma il salario è crollato. Ci sarà un perché? «Ripeto, non c’è nessuna irregolarità. E proprio perché siamo Coopservice abbiamo sempre partecipato al tavolo di confronto con i sindacati e i dirigenti dell’Ateneo, che si deve ancora concludere. Se si fosse trattato di altre realtà probabilmente non sarebbe stato così. Qualcuno potrà anche dire che si tratta di un contratto capestro ma non abbiamo mai chiuso la porta in faccia a nessuno. Siamo qui che discutiamo la vicenda in maniera aperta e ci è riconosciuta piena correttezza anche da parte dell’università».

I lavoratori chiedono più soldi? Cosa rispondete? «Dico che siamo stati corretti fin dall’inizio e abbiamo anche trasformato alcuni contratti part-time in contratti a tempo pieno. Da parte nostra c’è disponibilità, come confermano i fatti e gli incontri di questi mesi. Vedremo ora cosa viene fuori dal confronto. Riteniamo di aver lavorato in maniera irreprensibile riconoscendo anche qualcosa in più rispetto alle norme».